Arresto per evasione fiscale: quando si rischia il carcere?

Oggi “mettere all’estero” non salva più nessuno. Tra CRS/FATCA, DAC7 già operativa sulle piattaforme digitali e DAC8 in arrivo per i cripto-asset, lo scambio automatico di informazioni rende tracciabili conti esteri, partecipazioni e movimenti ovunque si trovino.

**Nota tecnica: DAC8 è una direttiva UE già adottata sul reporting dei cripto-asset e dei relativi operatori, con recepimento/applicazione secondo le scansioni normative; le ricadute operative dipendono dal soggetto obbligato e dal periodo considerato.**

In questo scenario, ciò che alcuni chiamano “ottimizzazione” diventa facilmente evasione se manca sostanza economica reale.

**Più precisamente: la pianificazione fiscale è lecita se conforme a legge e supportata da sostanza economica; l’abuso del diritto/elusione (art. 10-bis L. 212/2000) è tendenzialmente amministrativo, ma può assumere rilievo penale quando si traduce in dichiarazioni non veritiere, documentazione falsa, artifici o simulazioni.**

Tradotto in concreto: quando le soglie e le condotte previste dal D.Lgs. 74/2000 sono superate (omessa o infedele dichiarazione, frodi con fatture, artifici), l’illecito non è più solo amministrativo. Scattano reati penali tributari, con possibili misure cautelari personali (fino alla custodia) e misure patrimoniali (sequestro e confisca anche per equivalente).

L’“arresto” non è automatico: può essere disposto dal GIP, su richiesta del PM, solo in presenza di gravi indizi ed esigenze cautelari (rischio di fuga, inquinamento probatorio, reiterazione).

**Chiarimento terminologico: in senso tecnico “arresto” è, di regola, quello in flagranza (o il fermo), mentre nei reati tributari il tema più frequente è l’applicazione di misure cautelari personali (es. custodia cautelare in carcere o domiciliari) disposte dal GIP su richiesta del PM ai sensi degli artt. 272 e ss. c.p.p.** **Inoltre, per diversi reati tributari con pena massima più bassa (es. omessi versamenti e indebita compensazione “non spettante”) la custodia cautelare custodiale è normalmente preclusa per limiti edittali, salvo concorso con altri delitti più gravi.**

In questa guida andiamo dritti al punto:

  • quando l’evasione diventa reato e quali sono le soglie di punibilità;
  • in quali casi si può arrivare all’arresto e come operano sequestro e confisca;
  • quali leve difensive usare prima (prevenzione, sostanza, documentazione) e dopo un avviso o un invito a comparire (contraddittorio, autotutela, contenzioso, cause speciali di non punibilità ex art. 13).

Lo Studio Legale Internazionale Bertaggia assiste imprenditori e professionisti su profili fiscali e penali societari transnazionali: strutture correttamente pianificate, difesa tecnica in verifica e tutela in sede penale quando serve.

Cosa si intende per evasione fiscale e quando diventa reato?

Nel sistema italiano l’evasione diventa reato tributario solo quando la condotta rientra in una delle fattispecie del D.Lgs. 74/2000 e supera le soglie di punibilità previste dalla legge. In tutti gli altri casi restiamo nell’alveo amministrativo (accertamento, sanzioni pecuniarie, interessi).

Differenza tra evasione fiscale amministrativa e penale

Evasione fiscale Amministrativa: errori/omissioni che non integrano reato (o sotto soglia). Effetti: recupero imposte, sanzioni e interessi.

Evasione fiscale Penale: condotte tipizzate dal D.Lgs. 74/2000 (dichiarazioni fraudolente/infedeli, omesse, emissione/uso di fatture false, artifici, occultamento contabile, omessi versamenti qualificati, indebite compensazioni, sottrazione fraudolenta). Effetti: processo penale, sequestro e confisca anche per equivalente, pene detentive.

**Ulteriore profilo rilevante per le imprese: in presenza dei presupposti può configurarsi anche la responsabilità dell’ente ex D.Lgs. 231/2001 (art. 25-quinquiesdecies), con sanzioni pecuniarie e, nei casi previsti, interdittive.**

La linea di confine è data da tipo di condotta + dimensione dell’offesa (le soglie). La “buona fede” contabile non basta a escludere il reato se gli indici oggettivi sono integrati; al contrario, una documentazione completa e coerente può riportare il fatto nell’area amministrativa.

**Precisazione essenziale: molte fattispecie del D.Lgs. 74/2000 richiedono dolo (spesso anche specifico di evasione); l’errore, l’incertezza interpretativa non colpevole o l’affidamento incolpevole su prassi/consulenza, se provati e valutati nel caso concreto, possono incidere sull’elemento soggettivo e quindi sulla responsabilità penale.**

Le soglie di punibilità per il reato di evasione fiscale

Ogni fattispecie penale ha parametri oggettivi (es. imposta evasa oltre una certa soglia, ammontare di elementi passivi inesistenti, ammontare dell’IVA non versata, importo indebitamente compensato).

**Attenzione: non tutte le fattispecie prevedono soglie di punibilità; alcune sono reati “a condotta” (es. uso/emissione di fatture per operazioni inesistenti e occultamento/distruzione delle scritture), mentre altre richiedono il superamento di soglie espressamente previste.**

Due principi operativi:

  1. le soglie si aggiornano nel tempo: vanno verificate pro tempore sull’anno contestato;
  2. sotto soglia non c’è reato, ma restano i profili amministrativi (recuperi e sanzioni). **(Questo vale per le fattispecie che prevedono soglie; per i reati “a condotta” la verifica è diversa e ruota su condotta tipica, dolo e offensività).**

In pratica: la stessa condotta può essere penale o solo amministrativa a seconda dei numeri e del periodo d’imposta.

Le fattispecie che rientrano nei reati tributari

  • Reati dichiarativi
  • Dichiarazione fraudolenta con fatture/documenti per operazioni inesistenti (art. 2) o con altri artifici (art. 3).
  • Dichiarazione infedele (art. 4) quando l’imposta evasa supera la soglia di legge.
  • Omessa dichiarazione (art. 5) se la dichiarazione manca e i valori superano soglia.

Reati documentali/ostruzionistici

  • Occultamento o distruzione di documenti contabili (art. 10).
  • Emissione di fatture per operazioni inesistenti (art. 8) lato “fornitore”.
  • Omessi versamenti e compensazioni
  • Omesso versamento di ritenute (art. 10-bis).
  • Omesso versamento IVA (art. 10-ter).
  • Indebita compensazione di crediti inesistenti/non spettanti (art. 10-quater). **Nota operativa (testo vigente): per gli omessi versamenti (artt. 10-bis e 10-ter) la valutazione della punibilità oggi richiede attenzione anche ai profili di rateizzazione/estinzione del debito secondo le regole applicabili e al momento consumativo previsto dalla norma; ciò incide sul timing difensivo e sulla stessa configurabilità del reato in presenza di piani di pagamento validamente in corso.**
  • Tutela patrimoniale dell’esecuzione
  • Sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte (art. 11): atti simulati/fraudolenti per eludere la riscossione.

Per ciascuna ipotesi la Procura e la Guardia di Finanza valutano condotta, soglie, nesso con l’imposta e la presenza di gravi indizi. Al ricorrere dei presupposti possono essere richieste misure cautelari personali e sequestri finalizzati alla confisca.

Quando l’evasione fiscale porta all’arresto?

L’arresto per evasione fiscale non è una conseguenza automatica della violazione tributaria, ma una misura eccezionale applicata nei casi in cui la condotta integra un reato penale grave e sussistano le condizioni cautelari previste dagli artt. 272 e ss. del Codice di Procedura Penale.

In concreto, il giudice può disporre l’arresto (di norma sotto forma di custodia cautelare in carcere o ai domiciliari) solo se esistono gravi indizi di colpevolezza o ricorrono esigenze cautelari concrete e attuali, come il rischio di fuga, l’inquinamento delle prove o la reiterazione del reato. **In più, il principio di proporzionalità/adeguatezza impone di applicare la misura meno afflittiva sufficiente; la custodia in carcere è extrema ratio.**

L’arresto o altre misure restrittive vengono di solito richiesti dal Pubblico Ministero nei casi di:

  • Frode fiscale aggravata, con utilizzo di fatture per operazioni inesistenti o artifici contabili complessi (artt. 2 e 3 D.Lgs. 74/2000);
  • Evasioni milionarie o schemi di riciclaggio/autoriciclaggio di proventi da reati tributari (art. 648-bis e 648-ter.1 c.p.);
  • Sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte (art. 11 D.Lgs. 74/2000), quando il contribuente compie atti simulati o trasferisce i beni per rendere inefficace la riscossione;
  • Associazioni per delinquere finalizzate all’evasione o alla frode fiscale (art. 416 c.p.), spesso contestate in presenza di strutture societarie plurime o sedi estere di comodo.
  • In presenza di elementi transnazionali (conti o società estere, residenza fiscale fittizia, o frodi IVA intracomunitarie) la cooperazione tra Guardia di Finanza, Agenzia delle Entrate e autorità estere (OCSE BEPS, CRS/FATCA, Eurofisc, OLAF) rende immediatamente rintracciabili flussi e responsabilità.

Le pene previste per il reato di evasione fiscale

Le pene variano a seconda dell’articolo violato, ma la reclusione può arrivare fino a:

  • 8 anni per dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art. 2) e per emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art. 8) (salve ipotesi attenuate previste dalla norma);**
  • 8 anni per dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (art. 3);**
  • 4 anni e 6 mesi per dichiarazione infedele (art. 4);**
  • 5 anni per omessa dichiarazione (art. 5);**
  • 7 anni per occultamento o distruzione di documenti contabili (art. 10);**
  • 6 anni per indebita compensazione mediante utilizzo di crediti inesistenti (art. 10-quater, comma 2);**
  • 2 anni per omesso versamento di ritenute/IVA e per indebita compensazione di crediti non spettanti (artt. 10-bis, 10-ter e 10-quater, comma 1);**
  • 6 anni per sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte nell’ipotesi aggravata (art. 11);**
  • 12 anni per riciclaggio (art. 648-bis c.p.) e fino a 8 anni per autoriciclaggio (art. 648-ter.1 c.p.).**

L’arresto, dunque, non è una sanzione, ma una misura cautelare preventiva. Tuttavia, al termine del processo, le pene detentive possono essere eseguite effettivamente, salvo la concessione di attenuanti, sospensione condizionale o applicazione di misure alternative.

**Le pene indicate sono “edittali”: nella pratica incidono concorso di reati, continuazione, aggravanti/attenuanti, riti alternativi e trattamento sanzionatorio complessivo.**

Nei casi più complessi, il giudice può inoltre disporre la confisca obbligatoria dei beni, anche per equivalente, fino al valore del profitto del reato (art. 12-bis D.Lgs. 74/2000). **Salvi, in linea generale, i diritti del terzo in buona fede; diversa è l’ipotesi di intestazione fittizia/interposizione.**

Come funziona l’arresto per evasione fiscale?

L’arresto per reati tributari segue le stesse regole previste per le misure cautelari penali ordinarie, ma è subordinato a condizioni particolarmente restrittive. Il principio di proporzionalità impone infatti che venga disposto solo quando nessun’altra misura meno invasiva (come l’obbligo di dimora o l’interdizione dall’esercizio dell’attività) sia sufficiente a tutelare le esigenze cautelari.

**Va inoltre considerato il “filtro” dei limiti edittali: non tutte le fattispecie tributarie consentono misure custodiali.**

Chi può disporre l’arresto e quando avviene?

L’arresto può essere disposto:

  • Dal Giudice per le indagini preliminari (GIP), su richiesta del Pubblico Ministero, quando sussistono gravi indizi di colpevolezza e specifiche esigenze cautelari (art. 273 e seguenti c.p.p.);
  • Dalla Polizia giudiziaria, in caso di flagranza di reato, cioè quando l’autore viene colto nell’atto di commettere l’evasione o subito dopo (ipotesi rarissima nei reati tributari, data la natura documentale delle condotte).

**Precisazione: l’udienza di convalida (con i termini stretti) riguarda arresto in flagranza e fermo; quando invece il GIP applica una misura cautelare personale, opera l’interrogatorio di garanzia nei termini di legge.**

Dopo l’arresto, l’indagato viene condotto davanti al GIP per l’udienza di convalida, che decide entro 48 ore se confermare o revocare la misura. In questa sede, la difesa può già far valere la mancanza dei presupposti di legge o l’assenza di esigenze cautelari.

Il ruolo della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate

La Guardia di Finanza svolge un ruolo primario e specialistico di polizia economico-finanziaria e di polizia giudiziaria nelle indagini sui reati tributari; l’attività di PG, in senso tecnico, non è “esclusiva”.** Nella prassi:

  • effettua perquisizioni, sequestri di documenti e analisi contabili;
  • redige la notizia di reato da trasmettere alla Procura;
  • propone, insieme al PM, il sequestro preventivo e l’applicazione di eventuali misure cautelari personali.

L’Agenzia delle Entrate, invece, ha il compito di quantificare le imposte evase e fornire supporto tecnico all’autorità giudiziaria nella fase di accertamento. **In presenza di elementi di reato, operano anche gli obblighi di segnalazione/denuncia secondo le regole applicabili (art. 331 c.p.p. e normativa di settore), con riflessi sul coordinamento tra procedimento tributario e penale.**

Il sequestro preventivo dei beni e delle somme evase

In parallelo o in alternativa all’arresto, il GIP può disporre il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente (art. 321 c.p.p. e art. 12-bis D.Lgs. 74/2000).

Significa che possono essere sequestrati beni di valore corrispondente all’imposta evasa, anche se non direttamente collegati al reato (conti correnti, immobili, quote societarie, veicoli, partecipazioni). **Il sequestro/confisca deve restare entro il valore del profitto/prezzo del reato (con calcolo oggetto di frequente contenzioso) e, in linea generale, non colpisce il terzo estraneo in buona fede; è diversa l’ipotesi di interposizione fittizia o schermo.** **Nei contesti societari, la confisca “diretta” può riguardare somme della persona giuridica quando qualificabili come profitto/risparmio di spesa, secondo l’elaborazione giurisprudenziale più recente.**

Il sequestro può essere disposto anche in fase di indagine preliminare, prima ancora che vi sia un rinvio a giudizio, e rappresenta uno degli strumenti più incisivi della strategia repressiva tributaria.

Procedura di accertamento e difesa legale

Dal primo atto d’indagine (perquisizione, informazione di garanzia, sequestro o invito al contraddittorio) è fondamentale che il contribuente si avvalga immediatamente di un avvocato penalista esperto in diritto tributario, capace di:

  • verificare la legittimità degli atti di indagine;
  • attivare tempestivamente istanze di revoca o sostituzione della misura cautelare;
  • proporre ricorso al Tribunale del Riesame entro i termini di legge;
  • coordinare la difesa tributaria e penale, soprattutto se il procedimento penale è parallelo a un accertamento fiscale o a un sequestro patrimoniale.

La tempestività della difesa può determinare l’esito del caso. Anche nei procedimenti già avviati, la legge consente percorsi di remissione del debito e di estinzione del reato, come vedremo nella sezione successiva dedicata alla difesa da un’accusa di evasione fiscale.

Difendersi da un’accusa di evasione fiscale

Affrontare un procedimento per evasione fiscale internazionale o nazionale richiede competenza tecnica, strategia legale e tempestività. Un errore nella gestione iniziale può compromettere irrimediabilmente l’esito del caso.

Lo Studio Legale Internazionale Bertaggia, con oltre vent’anni di esperienza nel diritto penale tributario e internazionale, assiste imprenditori, professionisti e società in ogni fase, dalle indagini preliminari al giudizio di Cassazione, offrendo una difesa integrata che unisce competenze fiscali, contabili e penali.

Il metodo di difesa dello Studio Bertaggia

  • Analisi preliminare e valutazione delle prove: ogni procedimento parte dall’esame puntuale degli atti: verbali della Guardia di Finanza, segnalazioni dell’Agenzia delle Entrate, perquisizioni, sequestri e intercettazioni contabili. Lo Studio ricostruisce la filiera probatoria per verificare eventuali vizi formali o sostanziali e per individuare subito le linee difensive più efficaci.
  • Strategia tecnico-giuridica personalizzata: ogni posizione è diversa: l’obiettivo è circoscrivere l’imputazione, ridurre o escludere l’elemento soggettivo del dolo e dimostrare l’assenza di una reale volontà evasiva. Vengono predisposte memorie difensive, istanze ex art. 335 c.p.p. per conoscere il contenuto del fascicolo, e consulenze tecniche contabili e fiscali volte a dimostrare la correttezza o la buona fede del contribuente.
  • Gestione coordinata tra diritto penale e tributario: i procedimenti penali per reati fiscali spesso corrono in parallelo a un accertamento tributario. Lo Studio coordina entrambe le linee difensive per evitare contraddizioni e massimizzare gli effetti delle istanze di autotutela, accertamento con adesione o definizione agevolata.

Quando sussistono le condizioni, è possibile evitare il processo o l’arresto tramite:

  1. Pagamento integrale del debito tributario entro i termini previsti, che comporta la non punibilità ex art. 13 D.Lgs. 74/2000; **(precisazione: l’estinzione deve includere, quando richiesto dalla norma, imposte, sanzioni e interessi, e rispettare le scansioni temporali previste; per alcune ipotesi sono rilevanti anche ravvedimento, presentazione della dichiarazione omessa e la “formale conoscenza” di accessi/verifiche o dell’avvio del procedimento).**
  2. Rateizzazione e transazione fiscale, che possono incidere sulla misura della pena e sul sequestro; **(nota: la rateizzazione può avere effetti diversi a seconda della fattispecie e della fase, anche ai fini dei termini e delle condizioni di punibilità/non punibilità applicabili).**
  3. Accesso a riti alternativi (patteggiamento, sospensione del procedimento con messa alla prova). **Correzione: il patteggiamento nei delitti tributari è condizionato dall’art. 13-bis D.Lgs. 74/2000 (pagamento del debito e ravvedimento, salvo le ipotesi fatte salve dalla norma); la messa alla prova è valutabile solo quando ne ricorrano i presupposti di ammissibilità in concreto (anche per limiti edittali).**
  4. Tutela patrimoniale e reputazionale: in parallelo alla difesa processuale, lo Studio assicura protezione sui profili economici e d’immagine: gestione del sequestro preventivo, ricorsi al Riesame, ricostruzione dei flussi bancari e relazione con i media nei casi di rilievo pubblico.

Lo Studio Legale Internazionale Bertaggia ha sede a Ferrara e opera su tutto il territorio nazionale e all’estero. Grazie a una rete di fiscalisti, revisori, consulenti forensi e corrispondenti internazionali, fornisce un’assistenza completa nei procedimenti per reati tributari, frodi fiscali e riciclaggio di proventi da evasione, anche in contesti di cooperazione giudiziaria europea e internazionale.

Se hai ricevuto un avviso di garanzia, un sequestro preventivo, o temi un accertamento penale per evasione fiscale, agire subito è fondamentale.

**Nota: il presente testo ha finalità informativa e non costituisce parere legale; valutazioni e strategia difensiva dipendono dai fatti, dal periodo d’imposta e dagli atti già notificati.**

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